Staminali e Cultura della Donazione: una campagna e un convegno. Resoconti.
La necessità di porre tematiche dall’elevato contenuto etico si presenta anche in terra salentina, denotando realtà sensibili e capofila in certi settori, che però stridono contro l’indifferenza di molte persone. La donazione del sangue è una di quelle attività volontarie che in provincia contano molti successi, nonostante la cronica carenza nei momenti di maggiore emergenza. Alla donazione del sangue si lega quella che è la donazione del cordone ombellicale, che conviene ricordare per corrrettezza essere comunque la donazione del sangue ivi contenuto prima del distacco dal neonato. Pratica del tutto indolore e efficace per vari aspetti. Presso la Casa del donatore di Taviano c’è stato un convegno sul tema, del quale viene dato conto, proprio per l’importanza che ricoprono gesti semplici. Al convegno dal titolo “La donazione del Cordone, un semplice gesto”, promosso in collaborazione con il comitato “un cordone per la vita”, sono intervenuti Alessia Ferreri, presidente dello stesso Comitato, Andrea Tinelli, ginecologo del Vito Fazzi di Lecce, e Uga Vergari, ricercatrice dell’Università del Salento.
Durante l’incontro tavianese il primo elemento che viene posto in risalto è la necessità di legare questa possibilità nelle pieghe della “cultura della donazione”, che secondo Ferreri è precipua per far sì che campagne come questa possano avere successo e infondere una presa di coscienza maggiore su talune tematiche. “il Comitato” spiega Ferreri “nasce nel giugno del 2006 in primo luogo per sensibilizzare la cittadinanza, ma anche per l’istituzione di una banca del cordone, che in Puglia allora non c'era ancora, precludendo la possibilità di donare a chhi voleva farlo”. La banca è stata poi istituita presso l’ospedale “Casa sollievo della sofferenza” di S. Giovanni rotondo con la legge regionale 24 del 2007.
Apprendiamo dunque che l’impegno civico e i temi toccati diedero il via ad una battaglia, che vide crescere anche la stessa associazione, che ora conta la ragguardevole cifra di 13mila aderenti. Le attività sono state accompagnate da una serie di convegni nazionali sul tema, fino a raggiungere nel 2007 la riforma del sistema sanitario regionale pugliese con l’istituzione della banca del cordone di S. Giovanni Rotondo. Una battaglia vinta? Chiaramente emersero subito delle discrepanze enormi tra volontà e applicazione. Ferreri spiega “Il Salento però era escluso perché i primi centri di prelievo furono istituiti a Bari e Brindisi, oltre che a S. Giovanni Rotondo. Una evidente discriminazione territoriale, che ci ha portato a ricorrere ad una petizione popolare per porvi rimedio. Nel febbraio del 2008 sono state consegnate più di 16mila firme e dal 7 marzo 2008 vi sono finalmente due centri di prelievo e raccolta anche nel Salento, presso l’ospedale di Lecce e di Tricase”.
L’incontro è proseguito con una serie di informazioni utili, comprese quelle di carattere scientifico e legislativo, ma chiaramente sono stati toccati temi etici, inevitabili quando si parla di cellule staminali. La legislazione di riferimento è quella della donazione del sangue, con un primo paletto fondamentale posto dall’arcinota legge 40 (sottoposta a referendum nel 2006, NDA), che vieta espressamente il prelievo di staminali “embrionali” per scopi scientifici e di analisi. Nel caso delle staminali presenti nel cordone ombellicale si parla di cellule “adulte”, questione che risolve non pochi problemi etici.
Tutte le procedure dunque sono affidate al servizio sanitario pubblico, per un’attività che occorre ricordare essere su base volontaria, consensuale, informata e gratuita, indipendentemente se l’uso sia autogeno (per se stessi, NDA), dedicato a consanguignei o per terzi, eventualità tutte contemplate dalla normativa vigente.
Nel caso di una donazione autogena o per consanguignei si apre subito un nervo scoperto, una questione che merita di essere considerata. Una persona può conservare a proprie spese, presso banche private estere (vietate per legge in Italia, NDA), chiedendone l'esportazione al Ministero competente, che deve rilasciare comunque un nullaosta.
A proposito delle questioni etiche interviene la Dt. Vergari, dando una prima spiegazione sulla qualità delle cellule staminali. Quelle embrionali sono definite “totipotenti” e hanno un’elevata capacità di differenziarsi. Quelle adulte invece sono definite “pluripotenti”, presentano una minor capacità di differenziarsi ma conservano altre caratteristiche positive. Le prime, quelle che aprono maggiori problemi etici, tra i vari ostacoli ne presentano uno di carattere squisitamente scientifico: hanno un elevato grado di rigetto e se ne perde facilmente il controllo, divenendo così potenziali cellule tumorali. Durante la ricerca scientifica quindi vengono preferite cellule staminali adulte pluripotenti, proprio per la fallacia in campo scientifico delle cellule embrionali.
Eticamente si pone la domanda se sia accettabile prelevare cellule ai fini di ricerca o analisi (come avviene nei test genetici pre impianto, NDA) e distruggere una potenziale vita umana, non potendosi differenziare più; “questo interrogativo” spiega Vergari “si lega a due visioni contrapposte. Chi vede la vita già nelle prime fasi di differenziazione cellulare che porteranno alla creazione del feto, oppure in uno stadio più avanzato di questa fase. Vi sono dei dubbi. Non sempre è ritenuta scientificamente valida una teoria o l’altra. C'è chi sostiene che l’embrione è vita dalla fecondazione, una teoria che considera questi problemi etici dalla 14esima settimana. Chi parla dell’ottava settimana. A seconda dello stadio di formazione del tessuto cerebrale e della formazione del feto”. Stringendo sui contenuti di queste questioni, Vergari afferma che “vi è una questione etica, ma due pratiche: se da un lato siamo chiamati a confrontarci con il tema della vita di un essere, dal punto di vista pratico vi sono, per le cellule staminali embrionali la perdita del controllo e il loro rigetto. Molto bene in questo discorso si inseriscono le staminali cordonali. Sono estratte dal sangue presente nel cordone, questo prelievo non comporta nessun rischio per mamma e bambino, hanno un basso rischio di contaminazione e sono immunologicamente immature, cioè non scatenano reazioni immunologiche da parte dell’organismo che le ospita, rispetto a quelle embrionali.
Torniamo alla questione della conservazione autologa, perché qui si apre la prima questione etica. Sempre Vergari sostiene “Una mamma pensa al futuro del figlio appena partorito, ma occorre anche chiedersi se è etico tenere per se stessi le cellule staminali”. Infatti occorre pagare per conservarle per sé e per i propri figli, in assenza di garanzie sulla bontà di quelle stesse cellule a distanza di decenni, oltre che sullo stato di conservazione. Vi sono a livello sociale dunque dei vantaggi nella donazione perché beneficiari possono essere tutti. Questo risalta oltretutto il valore dell’altruismo.
Il Dt. Tinelli, dopo una breve descrizione della procedura di prelievo, Rileva che “e’ triste il commercio che si cela dietro le banche private, che stimolano il senso di pietà, e non l'utilità sociale della donazione. Spesso gli agenti di queste banche private si fanno pubblicità nelle corsie, che fanno leva sullo stato di necessità potenziale di domani, non sull’effettiva opportunità di impiego immediato delle sacche raccolte”. Inoltre Tinelli pone l’accento sulle certezze di certificazione dei centri pubblici autorizzati come quelli di S. Giovanni Rotondo. “Una parte dei prelievi” aggiunge Tinelli “non è utilizzabile per terapia, comunque destinabili a fini di ricerca”.
Però vi sono delle difficoltà oggettive all’implementazione delle banche del cordone a causa dei parametri posti (almeno 1000 parti annuali, NDA) e per gli elevati costi di gestione.
Per un approfondimento a margine dell’incontro rimando alla pagina di XN.