Ti alzi una mattina e cerchi di rimetterti in circolo,
mettendoti anche in discussione se necessario. Quella mattina magari è anche
piovosa, di inizio settimana di un febbraio ancora freddo. Ti aspetti ogni
genere di notizie, e queste sostanzialmente non mancano. Tra una vita che non
si compie e una umanità che va in frantumi, con un giro brevissimo di verifiche
e una chiaccherata con un giovane amico della nuova leva del movimento
urbinate, che appena hai conosciuto e tieni dentro come parte del tutto, vieni
a sapere che ad Urbino succede ciò che si vociferava, forse vivendola ciò che
ci si aspetta. E soprattutto ciò che temevi vivendola direttamente
quell’esperienza, ciò che non avresti voluto mai vivere ma che un po’ pendeva
anche sulla tua testa. La minaccia di uno sgombero dello spazio conquistato,
sgombero che il 20 febbraio 2012 si compie. Il Movimento studentesco di Urbino
anni fa, con attori differenti, aveva ottenuto (con pratiche che allora non condivisi)
uno spazio nell’aula C1 del palazzo del Magistero. Uno spazio che comunque,
seppur marginalmente, avevo contribuito a far crescere, che mi aveva visto
coinvolto, se non altro dalla dialettica con le persone che lo frequentavano
abitualmente tenendolo in vita. Poi da Urbino mancai un po’, e al casuale ritorno
trovai un contesto evoluto, propositore di azioni e spazio di confronto. Poi da
Urbino sono andato via definitivamente, portandomi dietro fantasmi e ricordi,
ma anche contatti buoni, esperienze umane positive, tra Pantarei e la stessa
C1. E oggi vengo a sapere che il palazzo è presidiato dalle forze dell’ordine,
l’aula sbarrata e vuota. Un blitz intimidatorio vero e proprio, ampiamente
premeditato. Chi sta vivendo questi momenti sicuramente è carico di altre ansie
e preoccupazioni, ma credo di condividere il sentimento: l’oppressione di un
potere censore. E qui devo dire qualcosa, mi sento di dirla senza nessun patema
d’animo. Quello che segue è il frutto della memoria, non cercate la perfezione
e il riscontro. Ai tempi di Carlo Bo si viveva un momento positivo per le realtà
studentesche, che al mio arrivo nel 1999 ad Urbino sembravano un po’ sopite.
C’erano delle belle esperienze ai collegi con il Movimento di Allora, e nel
Magistero non tardò (con le elezioni del 2001( a costituirsi un impianto
semi-amministrativo a disposizione delle rappresentanze studentesche. Mezzi che
ho adoperato nel rispetto del ruolo che allora ricoprivo, e con amici e
compagni di battaglie se ne portarono avanti non poche. Poi succede ciò che
succede solo in ambiente universitario. Ti fai da parte allo scadere del
mandato, pensi di laurearti. Ciò non avviene subito e intrapresi l’esperienza
con Pantarei che vide due cicli. Ma le amarezze, alcune, me le ricordo. La
rissa che vide alcuni del Movimento con un personaggio che di risse poi ne ha
portate anche alla cronaca nazionale. Quei fatti in sé non meritano attenzione,
se non per citare alcunifatti tra le maglie. Bo era ancora vivo, morì a luglio
del 2001. Subito dopo venne il suo pupillo, che tenne il rettorato per 3mandati,
e che sostanzialmente ebbe il “merito” di acuire il distacco tra università e
platea di riferimento, gli studenti. Oltre a consacrare il dissesto e
certificare la crisi di Ateneo con il processo di statalizzazione. Ma un passo
indietro è necessario, per capire lo spirito che aleggia nella città ducale. In
quel febbraio di 11 anni fa, che vide la rissa tra persone di opposte fazioni,
con il pretesto dell’affissione fuori tempo massimo dei manifesti elettorali da
parte dei neri, brutti e cattivi (errore dell’UDU dell’epoca, anche se già l’attore
principale aveva cambiato casacca con una di un verde stinto), ebbe delle
minime conseguenze. Insomma, ciò che ne seguì fu un intervento spione della
polizia, anche al sottoscritto… Chissà cosa si misero in testa gli 007 della
città ducale in quel periodo, comunque ho la certezza, la prova provata che non
furono pochi quelli sottoposti come me ad un controllo precensorio. Poi non
successe nulla, denuncia ritirata e dopo alcuni giorni quasi o tutto tornò alla
normalità. Ma l’aria non era più buona, né poco prima né dopo quegli episodi.
La morte di Bo, l’elezione del Berlusca, i tentennamenti della sinistra anche
nella città ducale, l’arrivo ad Urbino di frange estremiste e di emeriti
coglioni (ricordo un gruppettino di sardi che faceva disonore alle grandi
figure dei sardi del B29), l’elezione di Bogliolo, il dissesto, la
statalizzazione e via dicendo. Poi qualche anno dopo credi che l’aria stia
cambiando nonostante la crisi. Un nuovo rettorato, una nuova aria, frizzante.
Testata personalmente con il ritorno ad Urbino nel 2009. Un’associazionismo che
contribuisce non poco anche nelle stesse crisi, dove dalle occupazioni
scaturiscono dibattiti e comitati operativi, dialettiche e assemblee,
appuntamenti culturali originali. Tutto farebbe pensare ad uno spazio
riconquistato per gli studenti, almeno con l’Università, visto che L’ERSU
invece persevera non poco sulla strada dell’incoerenza, mal celata dietro la
mancanza di fondi, per chiari e palesi ruberie, oltre che incapacità manifeste
(ed urlate) della sua dirigenza. Chi ha vissuto sa. Ma arrivare ad uno sgombero
con un Rettore Compagno è mai possibile? Ho visto esperienze universitarie dove
lo spazio studentesco è assegnato di diritto agli studenti proprio perché
debbano rompere l’anima ai prof. Ho visto rettori che con gli studenti
brindano. Ho visto a Louvain La
Neuve un movimentismo studentesco si rivendicativo, ma anche
capace di valorizzare con senso di responsabilità compiuto quello spazio
assegnato “d’ufficio”. Mentre ad Urbino, nella patria della cultura
rinascimentale, uno spazio è stato conquistato con un minimo (e dico minimo) di
conflitto, uno spazio che sul lungo periodo potrebbe essere pienamente valorizzato
e “istituzionalizzato” per il movimento, le studentesse e gli studenti, che
domani poi saranno coloro che si troveranno su altre barricate, su altri
confini, a dialogare con quei bambini di oggi che domani porteranno istanze
simili a quelle che portiamo noi oggi e che ieri, quegli uomini e quelle donne fautori
di un incapace governo dell’università di oggi, portavano ieri. Ma c’era una
grande occasione per non ripetere gli errori del passato, e si è sprecata. La
pagina conclusiva di questa manifesta viltà passa attraverso lo sgombero della
C1 di stamane. E la cosa che fa veramente male è che tutto ciò avviene da parte
di coloro che professavano piena collaborazione con le studentesse e gli studenti,
linfa autentica di un ateneo. Avviene da parte di ambienti “progressisti”, oggi
vestiti del più becero conservatorismo reazionario. Dal Salento non posso che
osservare con amarezza e tristezza la fine di un’epoca nuova, incompiuta. La
rinascita di un movimento studentesco autentico, che tanto ha dato, e tanto
avrebbe potuto dare se solo fosse stato messo in condizioni. Per risposta cosa
ricevono? Uno sgombero. Mi auguro solo che la memoria in questo gesto audace di
altri regimi non abbia disperso con quello spirito repressivo proprio la
memoria di tutto il movimento studentesco. Sarebbe la fine di un progetto prima
ancora della sua nascita, perché da Urbino, lo vogliate o no, signore e signori
censori, è passata la storia di quella città e del movimentismo italiano, sono
passati personaggi che oggi e domani, speriamo quanto più possibile nel bene,
racconteranno e faranno il Paese e la Città. Grazie per lo sputo ricevuto. Ragazze/i,
resistete e lottate, con spirito nuovo e coerente. Vi sono vicino.