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La giornata dell'ONU sulle disabilità tra approccio istituzionale e visione ideale...

diversità 3/12/2019

Nel dicembre del 2006 venne approvatain seno all'ONU una Convenzione fortemente voluta dall'Italia che,per l'occasione, fece valere la propria potenza diplomatica nelconsesso internazionale. Questo documento, la Convenzione dellepersone con Disabilità appunto, rappresenta un punto di partenzafondamentale per chiarire alcuni concetti base e, soprattutto, perristabilire un livello di considerazione adeguata a quella che difatto, come la definì Matteo Schianchi, risulta essere la terzanazione del mondo per numero di soggetti appartenenti a questacomunità assolutamente trasversale a livello globale. Per moltipaes.i, soprattutto in via di sviluppo o interessati da situazioni diconflitto, questo documento rappresenta la speranza concreta, seapplicato con norme nazionali e politiche attive, di affrancamento dimilioni di persone da stato di degrado ed esclusione sociale; tuttociò nelle intenzioni dei promotori, visto che i paesi ad averlaratificata a livello globale sono solo una cinquantina e quelli chehanno provveduto con politiche adeguate molti di meno.

A distanza di tanti anni occorre peròsottolineare alcune questioni. La convenzione, ratificata dal nostroPaese nel 2009 e dalla UE nel 2010, rappresenta la base normativa pertutti gli atti normativi che in ambito continentale e nazionaleservono per la produzione di politiche efficaci. IL nostro paesepartirebbe da un punto di vantaggio non indifferente, ovvero essersidotata da tempi non sospetti della migliore legislazione in merito,anche se occorre una verifica e un riordino di tutte le leggi al finedi fornire strumenti efficaci alla stessa politica e all'intero corposociale.

Questa giornata delle persone condisabilità si apre in Italia con la presentazione, nei minuti mentrescrivo e pubblico questo post, dell'ennesimo rapporto dell'Istitutonazionale di Statistica alla presenza del Presidente Mattarella.Documento che, ne sono certo, racconterà lo stato di arretramento diun Paese che, se non fosse per il suo ruolo come sopra descritto,sarebbe al pari di altri paesi in via di sviluppo o con unaconsapevolezza pubblica della questione molto limitata. Fatto che, insostanza, non potremmo proprio permetterci.

In queste poche righe, prima di venireal dunque, volevo sottolineare come dal punto di vista istituzionale,negli ultimi anni, è stata solo la Presidenza della Repubblica sulpezzo, come si direbbe in ambito giornalistico. Il presidente SergioMattarella è tornato di frequente sul tema della disabilità, sia incoincidenza di episodi di cronaca, sia per campagne mirate, sia periniziative dirette, come quelle tenutesi a Castel Porziano, residenzapresidenziale aperta a specifici progetti di soggiorno e visita dellepersone con Handicap di vario genere durante campi estivi. La suapresenza presso la sede ISTAT per la presentazione di questo annuarioè la riprova di una sensibilità, personale ed istituzionale, cheemana palese dalla prima carica dello Stato. Ma per il resto, come èmesso il paese? Una risposta verrà dal rapporto presentato oggi, sulquale ovviamente ritornerò.

Prima che vi descriva la personalevisione ideale, dopo aver brevemente descritto nelle righe sopral'approccio istituzionale, l'unico degno di un certo rilievo nellacalma piatta delle istituzioni italiane, occorre brevementesottolineare la solita differenza semantica, che non mi stancheràmai di ribadire, e alla base della comprensione di un fenomenosociale, politico, economico e sanitario che riguarda una fettaconsistente della popolazione italiana.

Le persone affette da un handicap,portatrici come si dice, hanno un problema fisico, sensoriale opsichico specifico, l'handicap appunto, il quale risulta unaminorazione o menomazione che determina oggettive difficoltà durantelo sviluppo della persona umana. Io, ad esempio, sono cieco, con unHandicap visivo grave. La disabilità invece risulta essere, dadefinizione dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il rapportotra lo stato di handicap e l'ambiente circostante e il tessutosociale, che ne determina appunto il grado di difficoltà asviluppare correttamente la propria persona. Detto questo e prima diconcludere volevo lanciare un anatema vero e proprio, soprattutto adoperatori dell'informazione: inutile che cerchiate di ingannarel'opinione pubblica con il vostro atteggiamento, quello di chi cercadi misurare le parole con locuzioni di estrazione anglofona pernascondere le colpe di un peccato originale, ovvero il pietismo.Termini come Differenti abilità, in sostanza, le usate in altricontesti, perché vi sono abilità li dove vi sono le possibilità disvilupparle, quindi la questione esce dalla condizione personale e siriflette nell'assetto sociale, politico-istituzionale, economico eculturale, punto purtroppo non chiaro a molti handicappati, lorofamiglie e associazioni di riferimento.

Tutto questo per dire che dal punto divista istituzionale l'Italia si deve applicare nella pienarealizzazione delle politiche di contesto come espresse nellalegislazione nazionale, che già sarebbe tanto, trattandosi comedetto di quella più avanzata al mondo; ma soprattutto di mirare allapiena applicazione dell'articolo 3 della costituzione, già spessorichiamata dal Presidente Mattarella, come baluardo di pienarispondenza delle intenzioni del nostro Paese e le effettiveapplicazioni di questi intenti. Ad oggi, l'art. 3 della Costituzione,è il più disatteso, e non solo per ciò che riguarda le disabilità.

Rileggete bene quest'articolo e da quicapirete che finché avremo rappresentanti istituzionali omofobi,discriminatori verso le donne e verso gli stranieri, verso i poveri egli emarginati, per le persone con handicap e la loro disabilità nonc'è speranza. Sopratutto non c'è speranza di vivere ed integrarsiin un paese che si possa definire civile.

Tutto questo mentre il resto del mondo,o per lo meno d'Europa, va avanti nei diritti, nella loroapplicazione e nel favorire politiche reali di integrazione,inclusione e valorizzazione della risorsa umana rappresentata ancheda donne ed uomini con handicap.

Se è vero che nessuno è l'handicap ola malattia che si porta dietro, se è vero che è l'ambientecircostante a doversi adattare, se è vero che siamo del tutto ugualidi fronte alla legge e che è la Repubblica a dover rimuovere certiostacoli, cari italiani dovete francamente migliorarvi. Ve lo dicoanche perché tra inquinamento e altri fattori, l'handicap e ladisabilità non sono condizioni esclusive di quei poveri ciechi omuti, ma una questione che può incidere sulla vita di tutti.

Oggi lotto anche perché sia questa lanuova visione da adottare, nel privato come nel pubblico, affinchétra un nuovo approccio istituzionale e la visione ideale di un mondomigliore, a partire dalla piena applicazione dell'art. 3 dellaCostituzione, si possa aspirare ad un paese migliore anche, esoprattutto, dal punto di vista civile. Questa è la mia visione disardina antifascista. Che c'entra? Giusto per quello che occorrericordare, che l'olocausto iniziò a discapito delle persone conhandicap e disabili, in quel contesto sociale di omertà. Aspirare adun mondo migliore e libero da pregiudizi verso le disabilità vuoldire anche scongiurare il ripetersi di orrori del passato, sforzoquanto mai oggi necessario, volendo osservare tra le righel'involuzione dei nostri tessuti sociali, concentrati sul pregiudizioe sull'esclusione di stranieri, di omosessuali, di donne e didisabili. Che vi piaccia o no, questa è la verità. All'Istat ilcompito di fotografare, a noi di agire.         

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