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Quali le Politiche per le disabilità del #GovernoDelCambiamento ?

istituzioni, politica, società 9/6/2018

Da alcuni giorni mi girano queste domande e questi pensieri in testa...

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permalink | inviato da sandronapoli79 il 9/6/2018 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Per avallare le idee del post precedente sul fallimento di Maroni...

istituzioni, politica, società 7/11/2010

Vladimiro Polchi, sulla Repubblica di oggi dal titolo "Clandestini, espulsioni flop rimpatriato solo uno su tre", ci rende un servizio interessante sullo stato di applicazione delle normative (squallide) vigenti e sulla condizione dei migranti in Italia, come fotografato dalla Caritas con il suo annuale strumento di rilevazione del fenomeno. Questi dati e queste valutazioni proprio a proposito del post precedente di ieri sull'argomento. Buona lettura. "Nel 2009 su oltre 52mila irregolari fermati, solo 18mila (il 34,7%) sono stati effettivamente rimpatriati. E´ il dato più basso dal 1999. Stando all´Ocse, oggi in Italia vivono e lavorano oltre mezzo milione di immigrati irregolari. Il loro allontanamento dovrebbe avvenire o direttamente alle frontiere (respingimenti) o dopo l´ingresso sul territorio italiano (rimpatri). I risultati? Nel 2009 i respingimenti sono stati 4.298, in netto calo rispetto agli anni precedenti: 20.547 nel 2006, 11.099 nel 2007 e 6.358 nel 2008. Quali sono le nazionalità più respinte? Dopo l´ingresso di Romania e Bulgaria nella Ue, in testa ci sono gli albanesi (471 casi nel 2009), seguono i marocchini (320), i cinesi (196), i brasiliani (196) e i tunisini (186). La maggioranza dei respingimenti avviene negli aeroporti (2.719), seguono le coste (911) e le frontiere di terra (668). Stessa curva discendente si registra per i rimpatri: erano 24.902 nel 2006, 15.680 nel 2007, 17.880 nel 2008 e solo 14.063 nel 2009. Insomma, come denuncia l´ultimo Dossier Caritas/Migrantes, l´anno scorso su un totale di 52.823 irregolari fermati dalle forze dell´ordine, solo 18.361 (tra respinti e rimpatriati) sono stati effettivamente allontanati: pari al 34,7%. Il che conferma il trend decrescente dal lontano 1999. Le cose non andrebbero meglio nel 2010: stando a quanto dichiarato il 16 agosto scorso dal ministro dell´Interno, Roberto Maroni, dall´inizio del 2010 sono stati espulsi solo 9mila irregolari. Non è tutto. Neanche i Centri d´espulsione paiono davvero funzionare, nonostante dal 2009 il tempo massimo di trattenimento sia passato dai due ai sei mesi. Se, infatti, da un lato è diminuito il numero degli irregolari trattenuti (16mila nel 2005, 10.913 nel 2009), la quota dei rimpatriati è crollata: erano il 68,6% dei trattenuti nei Cie nel 2005, solo il 38% nel 2009. E ancora: gli irregolari fermati e sanzionati nel 2009 sono stati 52.823, dunque solo un decimo degli immigrati senza documenti presenti in Italia, secondo l´Ocse. Il calo di respingimenti e rimpatri potrebbe trovare spiegazione nella diminuzione del numero di irregolari presenti oggi in Italia? In fondo, stando ai dati del Viminale, dal 1 agosto 2009 al 31 luglio di quest´anno gli sbarchi sono diminuiti di ben l´88%. Peccato, però, che solo una minoranza degli immigrati che finiscono nella clandestinità arriva via mare. L´Istat, per esempio, ha calcolato che gli sbarchi nel 2008 hanno inciso solo per il 5,4% sugli ingressi irregolari in Italia. Il 65% degli immigrati, infatti, entra con un regolare visto turistico e alla scadenza resta da irregolare: li chiamano overstayers. Un altro 30% arriva via terra, attraverso le frontiere degli accordi di Schengen. E allora? "La creazione della sacca di irregolarità - sostiene Franco Pittau, coordinatore del Dossier Caritas/Migrantes - non avviene a seguito degli sbarchi, ma degli ingressi regolari in Italia. La strategia di contrasto della clandestinità allora non può ridursi alla chiusura delle rotte via mare, ma deve ricorrere ad altri strumenti: una maggiore flessibilità nelle quote d´ingresso e il prolungamento da 6 a 12 mesi del permesso di soggiorno per attesa occupazione, nel caso in cui il lavoratore straniero perda il lavoro".".

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