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Bambini di oggi, lampedusani di domani (parte 3)

Culture ed arti 30/4/2016

Girando per Lampedusa ci siamo resi conto di quanto siamo fuori stagione turistica. Molti locali sono ancora chiusi, di fatto sembra un qualsiasi paese di provincia preso dal tramtram della quotidianità. Casualmente siamo passati vicino alle scuole elementari, ma abbiamo scoperto anche che nell'isola di Lampedusa ci sono ben 3 scuole superiori! Di fatto, l'incontro con la comunità è passato anche dai bambini, dalla scuola (per certi versi) e soprattutto da.... Buona lettura!

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Accesso alla cultura: immagini da toccare

Culture ed arti 19/4/2016

Gli stimoli raccolti durante l'ultimo viaggio ad Ancona con Sonia ci hanno permesso di aggiungere ulteriore consapevolezza al percorso professionale. Di seguito alcune riflessioni in linea con il tema portante dello scorso fine settimana marchigiano.

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"Abbecedario Tattile" di Grazia Tagliente

Culture ed arti 20/9/2014

Grazia Tagliente, artista pugliese, esperta della tecnica della stampa ad incisione su carta, docente presso l'Accademia delle Belle Arti di Lecce, ha nei mesi scorsi sottoposto alla mia attenzione un significativo ed importante progetto educativo che mi ha entusiasmato non poco. Dopo vari colloqui e test di lettura ha creato un "Abecedario tattile" per non vedenti, presentato nell'articolo di seguito, pubblicato su www.graziatagliente.com il 19 settembre. Trovate la versione originale a questo link: http://www.graziatagliente.com/abbecedario-tattile/#prettyphoto[group]/0/ Buona lettura.

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Il mondo che cambia ritmo

Culture ed arti 23/10/2011

Tratto dalle pagine della Cultura della Repubblica di oggi, di seguito un articolo dal titolo "L´Ovest colonizzato dalla World Music" di David Byrne e Giuseppe Videtti. L’argomento è dei più stuzzicanti, per musicofili appassionati ai suoni etnici come me. Dal reggae ai cori tibetani le ispirazioni e le frontiere di contaminazione sono tante. Il pezzo è veramente bello, da molti riferimenti per approfondire e conoscere quello che è un fenomeno che anche in Italia, negli ultimi vent’anni, ha conquistato molti appassionati e fette di mercato. Al tutto aggiungo che anche ciò che succede nel Salento con il festival La notte della Taranta e le contaminazioni/confronto dei gruppi più illuminati sono una sfaccettatura di questo discorso. Buona lettura.

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Dignità sospesa tra una vita non autentica e una malattia non propria: l’altruismo della negazione

Culture ed arti 15/3/2011

Di seguito troverete una breve scheda del film “La custode di mia sorella” del 2009, consigliatomi dall’amico Flavio e condiviso con Sonia. La visione della pellicola per noi ci ha portato ad un elevato livello di coinvolgimento emotivo, perché le tematiche trattate sono sentite da noi profondamente per l’attualità di alcuni elementi, quali la libertà di cura, l’emancipazione medica, l’eutanasia, il testamento biologico, il fine vita, la disabilità. Seguiranno alcune piccole riflessioni, se volete, preparatorie per futuri lavori che sto attualmente elaborando in merito alle tematiche sopra citate.

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Normalità che tentano di esistere: dubbi, debolezze e catarsi di una persona qualunque

Culture ed arti 31/1/2011

Come accennavo nell'ultimo post di cose ne succedono, e con gran piacere riconosco che tra le varie riusciamo a tenere elevato il nostro apprezzamento per le forme culturali che più ci appassionano. Se ciò accade poi dietro casa, tanto di guadagnato. Nel pezzo che segue, oltre ad alcune informazioni di tipo culturale che coinvolgono la Comunità di Alliste e Felline, anche delle riflessioni seguite alla visione de “Il grigio”, rappresentato dalla compagnia Teatro Mascaranu di Salvatore Della Villa all’interno della rassegna teatrale “I colori del teatro”. Buona lettura.

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"T4": quando la cura diventa la soppressione fisica. Storie ignote dell'origine eugenetica del pensiero nazista.

Culture ed arti 18/12/2010

L’Oblìo della memoria è un virus che si inocula lentamente, che attraversa il corpo sociale con estrema calma, lavorando sottotraccia in un apparente e lungo periodo di latenza, per poi esplodere violentemente quando quel corpo assuefatto è ormai pronto a scaricare tutti gli effetti somatici di quello stesso virus. Forse lo stile e il paragone non sono del tutto nuovi, però è quello che mi resta dentro maggiormente dalla visione di “T4”, l’ultimo lavoro teatrale di Marco Paolini, con testo scritto da Mario Paolini, in giro per l’Italia in questi giorni.

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Polemiche su canzonette? la musica baluardo dei sani principi

Culture ed arti 4/11/2010

Di seguito anche un piccolo contributo su una polemica venuta fuori ieri, della quale francamente mi sarei risparmiato proprio che fosse messa in termini di rivalsa del sentimento patriota. I fatti: mentre Morandi e il direttore artistico della RAI presentano il nuovo Festival della canzone italiana di Sanremo, viene fuori che il contributo dello stesso festival per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia sarà portare sul palco due canzoni "simbolo", a loro avviso, delle due anime di questo paese, che a loro avviso sempre, magari possono unire le persone semplicemente passandole una accanto ad un'altra come fosse una vetrina. L'oggetto del contendere è appunto l'esibizione in par condicio di Giovinezza e Bella Ciao. Ecco, io politicamente non esprimo direttamente una mia opinione perchè sarebbe solo una dannazzione per quest'ennesima mancanza di rispetto alla storia da parte di un dirigente RAI. Infatti preciso che la proposta pare partita da Mazzi, ma anche di uomini di "cultura", diciamo così. Dalla Repubblica di oggi ho appreso le reazioni di due istituzioni della nostra cultura, raccolte da Carlo Moretti: Francesco Guccini, storica voce del cantautorato italiano, di chiara coscienza politica, e riscoperto romanziere, e Nicola Tranfaglia, storico di nota fama. Tranfaglia ricostruisce le motivazioni di tale scelta: "Si tratta di due canzoni diventate simboli di una lotta politica, non è un caso che siano state scelte. Una, "Giovinezza", è nata in Toscana prima della Grande Guerra tra gli universitari, poi trasformata nell´inno della dittatura di Mussolini ossessionata dal giovanilismo; "Bella ciao" è la canzone delle mondine adottata dai partigiani nella Guerra di Liberazione". Lo storico quindi avalla l'idea che questa scelta non è casuale: "Qui c´è una precisa operazione politica". e rilancia: "se non sarebbe il caso di chiedere ai familiari delle vittime del fascismo o a chi lo ha subito ed è ancora in vita se vivere durante la dittatura equivalga alla democrazia conquistata al prezzo di lutti e di sofferenze". Ma una domanda che Moretti pone al suo interlocutore e me la pongo pure io, ovvero cosa distingue "Giovinezza" e "Bella ciao"? La risposta di Tranfaglia è inequivoca: "Ridurre alla stessa cosa la canzone della lotta per la libertà e quella dell´oppressione fascista è impressionante: questo è il ritratto di chi non sa distinguere tra la luce e le tenebre, tra i momenti di riscatto e quelli di soggezione e di schiavitù del nostro popolo". Ma passiamo all'opinione di un pensatore, di uno scrittore, di un poeta, di un musicista. "Davvero? Mi sembra una cosa assurda. E' stata la prima reazione del Guccio, che poi specifica: "È vero che, nella sua prima versione ottocentesca, "Giovinezza" venne adottata dagli studenti torinesi durante la prima Guerra mondiale dopo che l´avevano ascoltata in una commedia musicale molto in voga allora. Più tardi però venne scelta come inno dal Partito nazionale fascista e, sinceramente, visto questo precedente non mi sembra il caso di applicare una par condicio tra "Giovinezza" e "Bella ciao"". Descrivendo poi il senso di una canzone per contesto storico, politico e sociale Guccini afferma, partendo da Bella Ciao: ""La sua connotazione politica oggi ci è chiara, appartiene infatti alla storia della guerra di resistenza e da lì discende la sua importanza sociale e storica. Il riferimento politico evidente di "Giovinezza" è invece la sua perfetta coincidenza con le vicende del Partito nazionale fascista, la cui riorganizzazione è oggi un reato.". E alla domanda precisa di Carlo Moretti: "Ma lei, nato nel 1940, che memoria ha di queste due canzoni?", Guccini risponde molto lucidamente su come anche una canzone può diventare documento di una storia di un popolo, nei suoi tratti di luce o di ombra: "A "Giovinezza" da bambino non ci pensavo proprio e per quanto mi riguarda non vorrei più ascoltarla. La tratterei come un documento storico che va lasciato nell´archivio della memoria, come un memento degli errori e degli orrori commessi. Devo dire che anche "Bella ciao" l´ho conosciuta da bambino, ma solo negli anni Cinquanta e Sessanta. E le ho sempre associato un pensiero di libertà e riscatto da ogni invasore. È insomma una canzone, al contrario dell´altra, fortemente solidale e positiva". Ora, non è che il destino dell'Unità d'Italia si giochi su queste due canzoni o il loro accostamento, nè tanto meno che si ha appacificazione nazionale se Diliberto va a cantarne una e la Mussolini (propositrice di quest'assurdo, presente in Repubblica di oggi) va a cantarne l'altra, ma tutto ciò da il chiaro segno di come si voglia oscurare la memoria, settorializzare lo scontro sedimentato nel nostro popolo, fare della rivalsa politica una questione su cui si deve o meno condividere anche un festival che ha unito il paese, al di là dei gusti musicali di ognuno. E magari per difendere o una o l'altra, si rischia sicuramente di far passare simboli e comportamenti degli uomini politici ben distinti da queste due canzoni, simboli d'altri tempi e cariche di significati nel presente. La mia opinione? Bella Ciao, prima ancora che canto partiggiano è canto di lavoro, Giovinezza è l'illusione dell'effimero che si è fatta stato, quindi eviterei di accostarle per un senso a loro legato, oltre al fatto che per vissuto e storia non meritano minimamente la par condicio: ripensare, ricostituire e decantare il PNF in Italia è reato!!!

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In situazione di regime alimentare, consoliamoci con le disquisizioni sul pane

Culture ed arti 11/9/2010

Di seguito un interessante articolo presente su Repubblica, dove il pane, amato alimento, ricco e nutriente, antico e misterioso, affronta un viaggio nella storia. "Com´è antico il nostro pane quotidiano." di Paolo Mauri. "Aleksandr Solgenitsyn confidò una volta a Predrag Matvejevic che anche dopo l´uscita dal Gulag per anni tenne sotto al cuscino un filoncino di pane, l´ancora di salvezza in una detenzione dove il cibo era la sopravvivenza. Predrag annotò questo ricordo e lo aggiunse alle migliaia di altri appunti che da anni stava prendendo sul tema del pane. Nella sua testa tornava la memoria di un racconto che gli aveva fatto suo padre, un russo di Odessa emigrato, incarcerato dai tedeschi nazisti senz´altro motivo che le sue origini. Insieme ad altri prigionieri il padre di Predrag lavorava alla costruzione di un tronco ferroviario: era un lavoro duro e spossante. Una sera, durante un trasferimento, un pastore protestante volle che quel gruppo di prigionieri fosse accolto nella sua casa, riscaldato e rifocillato. La guardia miracolosamente acconsentì. Qualche tempo dopo, quando furono i tedeschi ad essere fatti prigionieri, nonostante la scarsità di cibo, il padre mandava di nascosto il piccolo Predrag a portare del pane a quei reclusi. Bene, secondo Predrag Matvejevic, uno scrittore che tutti conoscono per il suo Breviario mediterraneo, l´idea di scrivere un libro sul pane era nata da lì. Un libro necessario, quasi l´adempimento di un voto. Il pane è più antico della scrittura e resta, scrive Matvejevic, un mistero "dove e quando germogliò la prima spiga di grano". Il passaggio dal chicco crudo al chicco macinato e cotto è il passaggio dalla preistoria alla storia, dall´uomo nomade all´agricoltore, che si prende cura della terra. Il pane è presente e documentato in tutta la storia e la letteratura occidentale e in quella del vicino oriente. L´Oriente ha optato per un altro cereale: il riso. Ippocrate aveva scritto "il pane appartiene alla mitologia". In sette capitoli l´autore scandisce la storia del pane, la sua unione aurorale con l´uomo, i suoi percorsi nel mondo antico e moderno, il rapporto stretto con la fame, la gerarchia dei cereali dai quali si ricava o ricavava farina da pane e c´è spazio ancora per il pane visto dai pittori (l´Ultima Cena) e cantato dai poeti. Pane nostro non è (o almeno non è solo né vuole essere) un libro erudito. L´autore va cercando l´intima essenza dell´uomo , così nudo e solo quando non ha nulla per sostentarsi, e così generoso ed esemplare quando si priva del necessario per nutrire un suo simile. Abramo accoglie tre visitatori sconosciuti e dona loro del pane: saprà poi che sono angeli. A Emmaus i discepoli di Cristo non riconoscono il loro maestro che appare come un viandante ignoto. È proprio dal modo in cui l´ospite spezza il pane che essi capiscono chi hanno davanti. Il pane diventa presto un elemento importante per molte religioni. La manna che il Signore manda dal cielo agli ebrei affamati è un sostituto del pane e la Bibbia insegna a non abusarne. Il pane azzimo testimonia la fretta di una partenza e indica nella sobrietà la via della salvezza dal nemico. Il pane diventa il corpo di Cristo. Una volta i pezzetti di pane venivano lasciati all´ingresso della Chiesa, perché ciascuno potesse cibarsene. Poi la storia si complicò: conteneva l´ostia per davvero il corpo di Cristo o era solo un simbolo? Matvejevic non ricorda, ma non è certo un appunto, l´eresia di Berengario di Tour che agli albori del Mille suscitò una polemica sostenendo la mutazione simbolica, che, qualche secolo dopo, sarà anche dei protestanti. Ai carcerati in regime duro viene dato soltanto "pane e acqua", ma spesso quella dieta, loro malgrado, la devono osservare legioni di poveri, per cui il pane è addirittura un sogno. Sancio Panza sul suo asinello sogna il pane. Il problema è antico. Racconta l´autore che su una tavoletta d´argilla della fine del periodo Ugarit si può leggere "Nel nostro paese non c´è più frumento". In Egitto si ricavava farina anche dal loto, come racconta Erodoto. Ma i mangiatori di pane di loto (i lotofagi) erano considerati più primitivi di coloro che usavano la farina di frumento. Ancora Erodoto si stupisce che gli Egizi impastino l´argilla con le mani e la farina per il pane con i piedi. Il pane era anche il cibo destinato alla vita ultraterrena: un architetto aveva sistemato nella tomba dell´amata moglie a Deir-el-Medina ben cinquanta panini che oggi si possono vedere al museo Egizio di Torino. Quello di Matvejevic è dunque un viaggio, bello e sorprendente, alla ricerca delle nostre radici, un saggio di antropologia, ma anche di letteratura, di storia e di linguistica. È bello ragionare sugli etimi: il pane ha molti nomi e in quello latino (e poi nostro) pane e padre si mescolano, come nella preghiera del "Pater noster" dove si dice proprio del pane quotidiano. Sulle mense dei ricchi, o anche solo dei benestanti, il pane oggi è diventato un di più che quasi non compare, ma basta riandare agli anni della guerra per ricordarsi , magari col bel libro di Miriam Mafai, del "Pane nero". Lo scrittore Giuseppe Bonaviri, l´autore del Sarto della stradalunga mi ricordava sempre la sua infanzia siciliana poverissima, in quel di Mineo, quando i suoi gli mettevano in mano due pezzetti di pane. Pippino, questo è il pane, gli dicevano, e quest´altro pezzetto è il formaggio. È da lì che aveva imparato a sognare ad occhi aperti."

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L'Amore è, l'Amore fa...

Culture ed arti 7/2/2010

Effettivamente è da confessarlo: da quando ho organizzato questa sezione sono stato un po' latitante. Di libri e di film magari ne ho letto e visto, ma nulla si era concentrato più di tanto nel tempo con andirivieni nella mente e riproposizioni quotidiane. L'ultima lettura che ha appassionato sia me che Sonia è stata "La strega di Portobello" di Paolo Coelho, veramente un bel cammino tra vissuto umano e casualità del particolare. E' un intreccio molto avvincente tra alcune vicende umane, dove la diversità prevale: la madre Rom che abbandona la figlia sotto dittatura, i cristiani di Libia costretti a scappare alla soglia della guerra civile, una Londra ricca di umanità e voglia di riscatto di vite e di contesti sociali ormai oppressi dalla modernità. Atena, la giovane protagonista, vive momenti intensi di vita e di crescita personale, sia attraverso la riscoperta di sè e delle sue origini, la materinità, le amicizie (ppiù o meno indotte) e questa sua pepculiarità, quella di incarnare una figura che intende attraverso le sue speciali doti diffonderre un messaggio umanitarista e di Amore Universale. Ne scaturiscono storie, intrecci e vicende che tengono incollati al libro (o alle casse nel caso di jaws!) per ore ed ore. Significativo l'ultimo rigo del libro: "L'amore è". Chiaramente, come non dirlo, la canzone che ne scaturisce subito e ti fa sentire meglio, assieme a dolci riflessioni sull'amore e sull'umanità di ognuno di noi, è "L'amore fa" di Ivano Fossati. Buona lettura e buon ascolto.

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questo blog è utile innanzitutto a me stesso, per comprendere e capire, se possibile anche comunicare. Lasciate i vostri commenti e le vostre impressioni sui contenuti! La mia è una storia tra tante, le mie sono idee e impressioni del mondo come tante. "L'Io non può vivere senza il Tu"