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Voglia di Memoria (parte 4)

historia 3/5/2016

Siamo già alla fine di un viaggio, con altri viaggi nella testa, ma Lampedusa resta nel cuore. Non è una frase fatta. L'Isola infatti è bella, da ogni punto di vista. Per questioni metereologiche abbiamo saltato l'osservazione della riserva marina e dell'area protetta, ma sarà l'occasione per tornare. Sostanzialmente ci siamo trovati di fronte ad una comunità con un carattere tipicamente “meridionale”, con le relative problematiche. esaltante è però stato il viaggio tra le persone. E il nostro viaggio si conclude con questo racconto, ripromettendomi altre finestre nelle settimane a venire. Buona lettura.

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L’Incipit: l’auspicio di un’opportunità in bilico

historia 9/11/2011

Di seguito l’incipit che ho utilizzato per farmi forza in una fase delicatissima della mia esperienza del dottorato, come considerazioni preliminari all’impiego della Rivista di Emigrazione come fonte fondamentale del lavoro. Per poter dare valore effettivo alla fonte impiegata per una ricerca occorre considerare gli elementi principali e le caratteristiche che evidenziano lo stato di straordinarietà del fenomeno osservato; occupandomi del flusso emigratorio più importante del nostro paese e tra i più intensi a livello mondiale nella prima metà del Novecento, mi risulta indispensabile riportare quelli che sono stati i contributi più importanti nella storiografia e rintracciarne gli elementi principali legati al fenomeno, andando a vedere da vicino cosa succede in un periodo determinato dal punto di vista del dibattito intellettuale, sociale e politico. L’impresa, date queste premesse, è di quelle ostiche. Gli interrogativi tanti, i risultati incerti. Ma mi si è riaccesa dentro una vecchia fiamma, l’amore per la ricerca e la scrittura analitica. Vedremo che cosa ne verrà fuori, se ne avrò ancora l’opportunità. Buona lettura.

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Perché fratelli d’Italia: errore di valutazione ieri e riflessioni di oggi

historia 17/3/2011

Qualche tempo fa, preso da un momento di estremo disgusto, mi sfiorò l’idea di non voler più tollerare l’inno di Mameli, preferendo W l’Italia di De Gregori,riversando sull’inno nazionale le mie frustrazioni politiche: idea grossolana, indubbiamente . Di seguito alcune riflessioni alla luce di quanto successo negli ultimi tre mesi. E’ un post intimo, di coscienza, dove il ripensamento non è sintomo di errore, ma credo un passo insito nella riflessione. Quella riflessione che partendo dall'inno, accompagnata da alcune valutazioni dei fatti di oggi e da un excursus storico, sarà alla base per affermare come io mi sento italiano e intendo questo sentimento nazionale, patriottico se volete, elemento visto dall’umile e minimale esperienza personale. Preciso solo che non è un post breve, le riflessioni spaziano in lungo e largo, dunque non è consigliato a chi fa un uso improprio e frettoloso della rete e dei blog. Buona lettura.

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La falsificazione della verità

historia 4/11/2010

Di seguito vi propongo una rilfessione di approfondimento storico su ciò che accade in questi giorni in Italia. Ho atteso tanto prima di dare un segnale su questo, attraverso lo spazio web, perchè veramente sono basito e sono rimasto senza parole. Ci sarebbe tanto da dire, ma i giornali ancora liberi e la coscienza di molti italiani stanno producendo i giusti anticorpi verso l'ennesimo colera dell'animo. L'articolo è tratto dalla Repubblica di oggi ed è a firma di Aldo Schiavone, dal titolo "La cultura della menzogna". Buona lettura e buona riflessione. "Da sempre, il potere intrattiene con la verità e con il suo contrario un rapporto difficile. Il potere si nasconde, e mente e falsifica per conservarsi e crescere. È anche per cercar di sciogliere questo nodo, che è nata la democrazia: con i governanti finalmente in pieno sole, visibili al centro della piazza - e non più nell´ombra dei palazzi o dei templi - sotto lo sguardo vigile del popolo riunito in assemblea, cui non si sarebbe potuto celare nulla. Il potere è per sua natura asimmetrico: il suo esercizio sospende l´eguaglianza, e produce al suo posto uno squilibrio, un dislivello, un più e un meno. Questa dissimmetria è ineliminabile, ed è come la forza di gravità che curva lo spazio intorno a sé: distorce tutto quello che le sta intorno - rapporti sociali, discorsi, comportamenti. E proprio come la gravità, essa distorce anche la luce, che scivola e devia - assorbita, riflessa, rifratta - tramutando la sua rettilineità originaria in un ingannevole gioco di oscurità, di inganni e di misteri: l´irresistibile segretezza del potere, che ama nascondersi e dissimularsi: questo è la sua verità - gli "arcana imperii", dicevano i Romani, che ne capivano. Le democrazie moderne hanno costruito nel tempo dispositivi efficaci per ridurre i rischi di questa ineliminabile deriva. Essi ruotano intorno a due assi fondamentali. Da un lato, la libertà della conoscenza, la diffusione dell´informazione, lo sviluppo senza limiti della capacità critica del pensiero e delle opinioni: l´impianto illuministico, insomma. Dall´altro, la sottomissione del potere alla legge e alla regola giuridica - costituzionalismo greco e diritto romano - per stringerlo in una rete dalle maglie sempre più fitte, dalle quali fosse impossibile sfuggire, e che riuscissero a contenere il suo esercizio senza mai trasformarlo nel suo abuso: senza cioè che la dissimmetria diventasse arbitrio. Si è aperta così una partita complicata, e dagli esiti tutt´altro che scontati, i cui movimenti hanno riempito il tempo della nostra modernità. Le vittorie, sono sempre provvisorie. Le sconfitte, rovinose e portatrici di sventure. È per potersi tramutare in abuso, che il potere mente: per meglio dire, produce un suo regime di verità, che non esita a ricorrere alla più brutale falsificazione dei fatti per imporsi, e diventare dominante. La storia del Novecento è piena di grandi menzogne prodotte da poteri che si erano totalmente trasformati in abusi mostruosi: la menzogna delle razze per aprire la strada allo sterminio; la menzogna dell´Italia come potenza militare e imperiale, per costruire al fascismo un consenso di massa; la menzogna sociale sovietica, per poter sostituire l´irrealizzabilità del comunismo con un regime inetto e dispotico. Accanto a queste menzogne che chiamerei "di sistema", esistono poi le menzogne e le falsificazioni "locali", d´occasione, ma non meno inquinanti e pericolose, che non escludono a prima vista la democrazia - come le altre - ma anzi sembrano poter convivere con essa, e presentarsi solo come suoi piccoli aggiustamenti. E sono invece tossine micidiali: a non combatterle, se ne resta paralizzati. Menzogne per coprire abusi, e che ne producono altri: in una spirale perversa e inarrestabile. Fino al corto circuito conclusivo: "non leggete i giornali" (come ha detto il nostro Premier) - tutti i giornali, da Repubblica al New York Times: la menzogna che non potendo aver ragione della realtà, distrugge almeno lo specchio, per non vedercisi dentro."

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Cultura dei politici, comunicazione politica e turpiloquio

historia 27/11/2009

Vi propongo di seguito una breve ricostruzione storica della cifra stilistica dei nostri politici fatta da Filippo Ceccarelli sulle pagine di Repubblica del 26 novembre dal titolo "E la politica perse i freni", dove in qualche modo si ritorna anche sulle polemiche che hanno riguadato Fini nei giorni scorsi. Ma non è un intervento polemico nei suoi soli confronti, anzi, bensì una testimonianza sul come i detentori del potere oggi hanno cambiato stile rispetto ai loro colleghi della Prima Repubblica. A proposito di cultura e comunicazione politica vi segnalo anche per lunedì 30 novembre un interessante seminario a tema presso l'aula 1 della facoltà di Scienze politiche di Urbino, in piazza gherardi 1, che tra i vari ospiti vede il senatore PD Cuperlo. Sul mio profilo facebook il volantino JPG della manifestazione. Buona lettura. ""Oronzo, Oronzo, non fare lo strano" si cantilenava a destra e a sinistra in Transatlantico ai tempi della legge Reale, metà anni Settanta. Assai poco sboccata, almeno rispetto all´oggi, la Prima Repubblica era articolarmente allusiva, decentemente istruita, ma soprattutto era più fantasiosa nelle sue parolacce. Per restare sul terreno stercorario, di fronte all´ennesimo condono fiscale Bruno Visentini ritenne di esternare il suo sconsolato disappunto citando quella specie di filastrocca che Mino Maccari aveva dedicato a Flaiano: "All´erta, all´erta, siamo nella merta". Là dove l´esercizio di acrobatica signorilità stava proprio nel gioco colto del camuffamento, dell´alleggerimento, della copertura. "Chi la fa ? appunto ? la copre" motteggiava Fanfani, anche lui rivestendo quell´aspetto della natura di sintetica, ma superba impronunciabilità. E adesso non è per insistere con gli usi e le variazioni scatologiche della vecchia politica, ma lo stesso Cossiga, che pure più di ogni altro anticipò la decomposizione del vecchio e ipocrita linguaggio politichese, diceva: "Mi hanno scaricato addosso interi camion di concime naturale". Così come Marco Pannella, che in trent´anni non le ha mai mandate a dire a nessuno, preferiva coniare esotismi del genere: "Lanciatori di guano". Più in generale. Ciò che venne dopo la Prima Repubblica confinò le brutte parole nel punto più freddo e meccanico del linguaggio politico, ma al tempo stesso ne moltiplicò il numero e l´intensità. Con l´indubbio contributo di Sgarbi, di Bossi e dei salotti televisivi, il dilagare del turpiloquio finì per togliere all´arte dell´offesa, all´insulto strategico e all´ingiuria su misura ogni colore ed espressività. Così nel 2004, nel nudo paesaggio della fiera di Assago, le braccia aperte al modo di un profeta vetero-testamentario, anche don Gianni Baget Bozzo, nel secondo congresso di Forza Italia tuonò dentro il microfono all´indirizzo dell´ex ministro Bassanini, per ragioni ormai del tutto secondarie, l´antico vituperio come si declama una sigla. E quindi: "Ascolta, Bassanini, tu sei un: esse-ti-erre-o-enne-zeta-o!". E dato l´argomento, sarà pure un modo di dire spropositato: ma a quel punto, su quel palco, per bocca di un antico dossettiano, divenuto sapiente politologo, e pure sacerdote, la frattura, che secondo alcuni studiosi era stata prefigurata dal Sessantotto e si era approfondita nei decenni successivi, appariva completa e definitiva. Oggi ce n´è per tutti e da parte di chiunque. La parolaccia è calorosa e spontanea, sintomo di normalità e di vicinanza al pubblico. La cultura del talk-show garantisce indulgenza, talvolta anche successo. Non è tanto questione di Borghezio e della Mussolini, ma di uno smottamento complessivo, di una autentica incontinenza. Pure Dini, un giorno, mormorando tra sé e sé, si è lasciato andare a una gratuita trivialità dai banchi del presidente del Consiglio, a Montecitorio; e anche Prodi è esploso nei riguardi del senatore La Loggia, come poi si è ricostruito attraverso il labiale. L´abbassamento della vita pubblica, la volgarità politica, la "bagaglinizzazione" del potere appaiono funzionali al grande circo del quale Berlusconi è impresario, presentatore, trapezista, domatore e clown. Non che si senta la manca del vecchio La Malfa che, sdegnatissimo, si rivolgeva all´avversario dicendogli: "Ella è un miserabile!". Ma certo gli orizzonti della parolaccia politica lasciano intravedere il superamento della parola stessa: fischi, monetine, smorfie, toccatine, linguacce, pernacchie, il dito medio, le corna, l´ombrello. Forse oggi il ministro Oronzo se la sarebbe perfino cavata. Ma non il decoro e tanto meno il buon esempio.".

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Il ruolo delle donne nel dialogo interreligioso

historia 25/11/2009

Per aprire questa nuova sezione vi propongo un'intervista di Orazio La Rocca ad Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea alla Cattolica di Milano, presente in un articolo dal titolo "Il ruolo della donna un ostacolo nel dialogo", dove lo storico osserva la relazione tra il dialogo interreligioso e il ruolo della donna nelle religioni. Buona lettura. ""Professor Giovagnoli, in Europa, come pure in tutto l´Occidente, la religione diventa sempre più sinonimo di scontri e di tensioni. Come mai? "E´ innegabile constatare che nel Vecchio Continente - ma anche in gran parte del resto del mondo - i movimenti religiosi sono anche causa di scontri e tensioni; ma parlare oggi di nuove guerre di religione è esagerato e fuorviante. I veri contrasti non sono legati alle fedi, ma a ben altro". Agostino Giovagnoli è docente di Storia Contemporanea all´Università Cattolica di Milano. Frasi tipo "moderne guerre di religione" o "espansionismo cattolico" non lo appassionano. Le trova "prive di senso" e "fuori luogo", anche se riconosce che il panorama internazionale è sempre più popolato da complicate vicende legate proprio ai rapporti interreligiosi, come dimostrano le eterne difficoltà del dialogo ecumenico tra i cristiani, le spinte islamiche, le pretese anticonciliari dei tradizionalisti lefebvriani malgrado il "perdono" del Vaticano, i contrasti legati al ruolo della donna nelle varie confessioni, lo scisma nella Chiesa d´Inghilterra da parte dei tradizionalisti anglicani accolti dalla Chiesa cattolica di Roma. Professore, è però innegabile che oggi il dialogo interreligioso tra le varie confessioni sia sempre più in difficoltà. "Difficoltà sì, ma non "guerre di religione", perché con questa espressione evochiamo vicende storiche avvenute, in particolare, intorno al '500-600. Oggi nulla è paragonabile a quei fatti che secoli addietro portavano popolazioni intere a scagliarsi contro altre popolazioni per motivi di fedi e di dogmi. I conflitti di oggi sono di altra natura, hanno motivazioni legate a comportamenti sociali, alla difesa di diritti lavorativi o di sopravvivenza. La fede c´entra assai poco. Oggi le fratture non hanno motivazioni teologiche ma antropologiche, legate a differenti modi di concepire la vita, la ricerca scientifica, la bioetica, l´aborto. Senza dimenticare le grandi popolazioni ancora vittime di fame, di guerre e di malattie". Ma come è lo stato di salute dei rapporti tra le religioni nei paesi occidentali? "Rispetto a qualche anno fa la situazione è peggiorata. Volendo solo guardare al cristianesimo, direi che non si avverte più quella spinta ecumenica tipica degli anni del dopo Concilio Vaticano II. E questo ha condizionato, in peggio, non solo i rapporti tra le confessioni cristiane ma tra tutto il movimento interreligioso. Ed è bene incominciare a chiedersi il perché". Nei giorni scorsi in Germania una donna è stata eletta capo della Chiesa luterana. Il dialogo tra cattolici e protestanti ne risentirà negativamente? "Il ruolo della donna è stato sempre un problema che ha condizionato i rapporti ecumenici. E questa nomina non farà eccezione per il diverso modo di concepire nei cattolici la presenza della donna, che non accederà mai agli ordini presbiterali". Il problema sollevato dal ruolo della donna nella Chiesa è paragonabile all´accesso al sacerdozio dei preti sposati? "Non è lo stesso problema. Per la Chiesa cattolica, come si sa, il celibato sacerdotale, pur non essendo un dogma teologico, è una scelta legata alla tradizione storica valida ancora oggi. Ci sono però delle eccezioni, come nella Chiesa di rito orientale, dove i preti si possono sposare, ma non i vescovi. Stessa possibilità anche per le Chiese ortodosse e protestanti. Ma ora con l´ammissione degli anglicani sposati nel cattolicesimo un´altra eccezione è stata ammessa. Per cui, sul celibato sacerdotale mai dire mai. In futuro si vedrà. Di grandissimo significato, inoltre, è la possibilità che la Costituzione apostolica varata da Benedetto XVI permette agli anglicani convertiti al cattolicesimo di conservare le loro tradizioni liturgiche e la loro specificità storica. É una decisione che porterà tanti frutti e rafforzerà il pluralismo liturgico nella Chiesa cattolica". Come si deve porre l´Europa, ma anche l´Italia, di fronte ai flussi migratori destinati a far aumentare la presenza islamica nelle nostre città? "Occorre prenderne atto ed attrezzarci di conseguenza per favorire convivenze e condivisioni. Le prese di posizione radicali tipiche della Lega Nord, fatte di respingimenti e di politiche anti immigratorie, sono destinate alla sconfitta. Ma va anche detto che gli stessi militanti leghisti, a livello locale, da anni convivono con gli immigrati senza tensioni e incomprensioni". Sul crocifisso esposto nelle scuole sono però esplose polemiche e divisioni. Che ne pensa? "La sentenza del tribunale di Strasburgo è un paradosso perché va contro proprio quella laicità europea che negli ultimi decenni è stata improntata all´accoglienza e al pluralismo delle persone. Spiace constatare che quella laicità alta, nata per evitare conflitti, oggi è causa di divisioni e tensioni. E´ un vero controsenso".""

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diritti repubblica articolo pantarei diversità disabilità lavoro cultura politica immigrazione
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questo blog è utile innanzitutto a me stesso, per comprendere e capire, se possibile anche comunicare. Lasciate i vostri commenti e le vostre impressioni sui contenuti! La mia è una storia tra tante, le mie sono idee e impressioni del mondo come tante. "L'Io non può vivere senza il Tu"