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Voglia di Memoria (parte 4)

historia 3/5/2016

Siamo già alla fine di un viaggio, con altri viaggi nella testa, ma Lampedusa resta nel cuore. Non è una frase fatta. L'Isola infatti è bella, da ogni punto di vista. Per questioni metereologiche abbiamo saltato l'osservazione della riserva marina e dell'area protetta, ma sarà l'occasione per tornare. Sostanzialmente ci siamo trovati di fronte ad una comunità con un carattere tipicamente “meridionale”, con le relative problematiche. esaltante è però stato il viaggio tra le persone. E il nostro viaggio si conclude con questo racconto, ripromettendomi altre finestre nelle settimane a venire. Buona lettura.

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Bambini di oggi, lampedusani di domani (parte 3)

Culture ed arti 30/4/2016

Girando per Lampedusa ci siamo resi conto di quanto siamo fuori stagione turistica. Molti locali sono ancora chiusi, di fatto sembra un qualsiasi paese di provincia preso dal tramtram della quotidianità. Casualmente siamo passati vicino alle scuole elementari, ma abbiamo scoperto anche che nell'isola di Lampedusa ci sono ben 3 scuole superiori! Di fatto, l'incontro con la comunità è passato anche dai bambini, dalla scuola (per certi versi) e soprattutto da.... Buona lettura!

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Accesso alla cultura: immagini da toccare

Culture ed arti 19/4/2016

Gli stimoli raccolti durante l'ultimo viaggio ad Ancona con Sonia ci hanno permesso di aggiungere ulteriore consapevolezza al percorso professionale. Di seguito alcune riflessioni in linea con il tema portante dello scorso fine settimana marchigiano.

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"Abbecedario Tattile" di Grazia Tagliente

Culture ed arti 20/9/2014

Grazia Tagliente, artista pugliese, esperta della tecnica della stampa ad incisione su carta, docente presso l'Accademia delle Belle Arti di Lecce, ha nei mesi scorsi sottoposto alla mia attenzione un significativo ed importante progetto educativo che mi ha entusiasmato non poco. Dopo vari colloqui e test di lettura ha creato un "Abecedario tattile" per non vedenti, presentato nell'articolo di seguito, pubblicato su www.graziatagliente.com il 19 settembre. Trovate la versione originale a questo link: http://www.graziatagliente.com/abbecedario-tattile/#prettyphoto[group]/0/ Buona lettura.

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Partire dal basso…

istituzioni, politica, società 11/4/2014

Nota è la mia conflittualità “affettiva” con questo blog. Spesso non scrivo, perché pretendo da me di raccontare gli altri, il microcosmo che mi gira attorno, spesso senza riuscirci. dunque spesso mi fermo. Da oggi vorrei riprendere questo filo partendo da me, da alcuni pensieri e preoccupazioni, aspettative e progetti, per giungere chissà… Comunque post complesso.

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L’autonomia? Non sintomo di dignità, ma segnale di truffa…

diversità 22/4/2013

Rieccoci alle solite. Ma specifico sin da subito una cosa, prima ancora di passare all’analisi. I falsi ciechi di palermo lo sono. Si. Non ho dubbi. Ma non per le affermazioni degli inquirenti. Quando date queste notizie ricordate che esiste una cosa che voi non avete, signori della Guardia di Finanza, signori giudici, signori funzionari INPS. Molto spesso dietro i vostri accertamenti manca la valutazione del parametro affermato in leggi internazionali, ratificate dal nostro Parlamento, ovvero la Dignità. e leggetevi la dichiarazione dell’ONU sui diritti delle persone disabili. Grazie. Ma veniamo al dunque. Le argomentazioni esposte di seguito saranno di tre ordini: 1 l’affermazione che quelli di Bagheria sono falsi ciechi. 2 il perché lo sono ma per ben altre motivazioni espresse dagli inquirenti di Palermo ; 3 la totale inadeguatezza di quella classe dirigenziale a svolgere indagini e la richiesta di commissioni ad hoc per risolvere la questione, ma composta dai migliori e più colti agenti dello Stato. Vi anticipo che in parte mi ripeterò, perché le questioni non sono dissimili dalle vicende accadute tra dicembre e gennaio, quelle che mi portarono a chiedere alla TGR Puglia di fare un’informazione che andasse in direzione contraria alle spericolate veline degli uffici stampa della GDF. E partiamo da qui. Buona lettura.

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La Costituzione non si applica ai disabili?

diversità 3/12/2010

Sulla Repubblica di oggi, un resoconto di Laura Mari e Giovanna Vitale, dal titolo “"La Costituzione non si applica ai disabili" bufera sulle dispense del Comune di Roma.” Ha aperto uno squarcio finalmente verso la considerazione delle disabilità, scoprendo gli altarini culturali di certa politica e di certi ambienti di formazione.

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L'Elenco che Maroni dovrebbe leggere, se ne ha coraggio.

diversità 24/11/2010

Di seguito l'elenco che ho condiviso sulla mia pagina FB su stimolo di amici, a loro volta stimolati da Giovanni Chianta.

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La falsificazione della verità

historia 4/11/2010

Di seguito vi propongo una rilfessione di approfondimento storico su ciò che accade in questi giorni in Italia. Ho atteso tanto prima di dare un segnale su questo, attraverso lo spazio web, perchè veramente sono basito e sono rimasto senza parole. Ci sarebbe tanto da dire, ma i giornali ancora liberi e la coscienza di molti italiani stanno producendo i giusti anticorpi verso l'ennesimo colera dell'animo. L'articolo è tratto dalla Repubblica di oggi ed è a firma di Aldo Schiavone, dal titolo "La cultura della menzogna". Buona lettura e buona riflessione. "Da sempre, il potere intrattiene con la verità e con il suo contrario un rapporto difficile. Il potere si nasconde, e mente e falsifica per conservarsi e crescere. È anche per cercar di sciogliere questo nodo, che è nata la democrazia: con i governanti finalmente in pieno sole, visibili al centro della piazza - e non più nell´ombra dei palazzi o dei templi - sotto lo sguardo vigile del popolo riunito in assemblea, cui non si sarebbe potuto celare nulla. Il potere è per sua natura asimmetrico: il suo esercizio sospende l´eguaglianza, e produce al suo posto uno squilibrio, un dislivello, un più e un meno. Questa dissimmetria è ineliminabile, ed è come la forza di gravità che curva lo spazio intorno a sé: distorce tutto quello che le sta intorno - rapporti sociali, discorsi, comportamenti. E proprio come la gravità, essa distorce anche la luce, che scivola e devia - assorbita, riflessa, rifratta - tramutando la sua rettilineità originaria in un ingannevole gioco di oscurità, di inganni e di misteri: l´irresistibile segretezza del potere, che ama nascondersi e dissimularsi: questo è la sua verità - gli "arcana imperii", dicevano i Romani, che ne capivano. Le democrazie moderne hanno costruito nel tempo dispositivi efficaci per ridurre i rischi di questa ineliminabile deriva. Essi ruotano intorno a due assi fondamentali. Da un lato, la libertà della conoscenza, la diffusione dell´informazione, lo sviluppo senza limiti della capacità critica del pensiero e delle opinioni: l´impianto illuministico, insomma. Dall´altro, la sottomissione del potere alla legge e alla regola giuridica - costituzionalismo greco e diritto romano - per stringerlo in una rete dalle maglie sempre più fitte, dalle quali fosse impossibile sfuggire, e che riuscissero a contenere il suo esercizio senza mai trasformarlo nel suo abuso: senza cioè che la dissimmetria diventasse arbitrio. Si è aperta così una partita complicata, e dagli esiti tutt´altro che scontati, i cui movimenti hanno riempito il tempo della nostra modernità. Le vittorie, sono sempre provvisorie. Le sconfitte, rovinose e portatrici di sventure. È per potersi tramutare in abuso, che il potere mente: per meglio dire, produce un suo regime di verità, che non esita a ricorrere alla più brutale falsificazione dei fatti per imporsi, e diventare dominante. La storia del Novecento è piena di grandi menzogne prodotte da poteri che si erano totalmente trasformati in abusi mostruosi: la menzogna delle razze per aprire la strada allo sterminio; la menzogna dell´Italia come potenza militare e imperiale, per costruire al fascismo un consenso di massa; la menzogna sociale sovietica, per poter sostituire l´irrealizzabilità del comunismo con un regime inetto e dispotico. Accanto a queste menzogne che chiamerei "di sistema", esistono poi le menzogne e le falsificazioni "locali", d´occasione, ma non meno inquinanti e pericolose, che non escludono a prima vista la democrazia - come le altre - ma anzi sembrano poter convivere con essa, e presentarsi solo come suoi piccoli aggiustamenti. E sono invece tossine micidiali: a non combatterle, se ne resta paralizzati. Menzogne per coprire abusi, e che ne producono altri: in una spirale perversa e inarrestabile. Fino al corto circuito conclusivo: "non leggete i giornali" (come ha detto il nostro Premier) - tutti i giornali, da Repubblica al New York Times: la menzogna che non potendo aver ragione della realtà, distrugge almeno lo specchio, per non vedercisi dentro."

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In situazione di regime alimentare, consoliamoci con le disquisizioni sul pane

Culture ed arti 11/9/2010

Di seguito un interessante articolo presente su Repubblica, dove il pane, amato alimento, ricco e nutriente, antico e misterioso, affronta un viaggio nella storia. "Com´è antico il nostro pane quotidiano." di Paolo Mauri. "Aleksandr Solgenitsyn confidò una volta a Predrag Matvejevic che anche dopo l´uscita dal Gulag per anni tenne sotto al cuscino un filoncino di pane, l´ancora di salvezza in una detenzione dove il cibo era la sopravvivenza. Predrag annotò questo ricordo e lo aggiunse alle migliaia di altri appunti che da anni stava prendendo sul tema del pane. Nella sua testa tornava la memoria di un racconto che gli aveva fatto suo padre, un russo di Odessa emigrato, incarcerato dai tedeschi nazisti senz´altro motivo che le sue origini. Insieme ad altri prigionieri il padre di Predrag lavorava alla costruzione di un tronco ferroviario: era un lavoro duro e spossante. Una sera, durante un trasferimento, un pastore protestante volle che quel gruppo di prigionieri fosse accolto nella sua casa, riscaldato e rifocillato. La guardia miracolosamente acconsentì. Qualche tempo dopo, quando furono i tedeschi ad essere fatti prigionieri, nonostante la scarsità di cibo, il padre mandava di nascosto il piccolo Predrag a portare del pane a quei reclusi. Bene, secondo Predrag Matvejevic, uno scrittore che tutti conoscono per il suo Breviario mediterraneo, l´idea di scrivere un libro sul pane era nata da lì. Un libro necessario, quasi l´adempimento di un voto. Il pane è più antico della scrittura e resta, scrive Matvejevic, un mistero "dove e quando germogliò la prima spiga di grano". Il passaggio dal chicco crudo al chicco macinato e cotto è il passaggio dalla preistoria alla storia, dall´uomo nomade all´agricoltore, che si prende cura della terra. Il pane è presente e documentato in tutta la storia e la letteratura occidentale e in quella del vicino oriente. L´Oriente ha optato per un altro cereale: il riso. Ippocrate aveva scritto "il pane appartiene alla mitologia". In sette capitoli l´autore scandisce la storia del pane, la sua unione aurorale con l´uomo, i suoi percorsi nel mondo antico e moderno, il rapporto stretto con la fame, la gerarchia dei cereali dai quali si ricava o ricavava farina da pane e c´è spazio ancora per il pane visto dai pittori (l´Ultima Cena) e cantato dai poeti. Pane nostro non è (o almeno non è solo né vuole essere) un libro erudito. L´autore va cercando l´intima essenza dell´uomo , così nudo e solo quando non ha nulla per sostentarsi, e così generoso ed esemplare quando si priva del necessario per nutrire un suo simile. Abramo accoglie tre visitatori sconosciuti e dona loro del pane: saprà poi che sono angeli. A Emmaus i discepoli di Cristo non riconoscono il loro maestro che appare come un viandante ignoto. È proprio dal modo in cui l´ospite spezza il pane che essi capiscono chi hanno davanti. Il pane diventa presto un elemento importante per molte religioni. La manna che il Signore manda dal cielo agli ebrei affamati è un sostituto del pane e la Bibbia insegna a non abusarne. Il pane azzimo testimonia la fretta di una partenza e indica nella sobrietà la via della salvezza dal nemico. Il pane diventa il corpo di Cristo. Una volta i pezzetti di pane venivano lasciati all´ingresso della Chiesa, perché ciascuno potesse cibarsene. Poi la storia si complicò: conteneva l´ostia per davvero il corpo di Cristo o era solo un simbolo? Matvejevic non ricorda, ma non è certo un appunto, l´eresia di Berengario di Tour che agli albori del Mille suscitò una polemica sostenendo la mutazione simbolica, che, qualche secolo dopo, sarà anche dei protestanti. Ai carcerati in regime duro viene dato soltanto "pane e acqua", ma spesso quella dieta, loro malgrado, la devono osservare legioni di poveri, per cui il pane è addirittura un sogno. Sancio Panza sul suo asinello sogna il pane. Il problema è antico. Racconta l´autore che su una tavoletta d´argilla della fine del periodo Ugarit si può leggere "Nel nostro paese non c´è più frumento". In Egitto si ricavava farina anche dal loto, come racconta Erodoto. Ma i mangiatori di pane di loto (i lotofagi) erano considerati più primitivi di coloro che usavano la farina di frumento. Ancora Erodoto si stupisce che gli Egizi impastino l´argilla con le mani e la farina per il pane con i piedi. Il pane era anche il cibo destinato alla vita ultraterrena: un architetto aveva sistemato nella tomba dell´amata moglie a Deir-el-Medina ben cinquanta panini che oggi si possono vedere al museo Egizio di Torino. Quello di Matvejevic è dunque un viaggio, bello e sorprendente, alla ricerca delle nostre radici, un saggio di antropologia, ma anche di letteratura, di storia e di linguistica. È bello ragionare sugli etimi: il pane ha molti nomi e in quello latino (e poi nostro) pane e padre si mescolano, come nella preghiera del "Pater noster" dove si dice proprio del pane quotidiano. Sulle mense dei ricchi, o anche solo dei benestanti, il pane oggi è diventato un di più che quasi non compare, ma basta riandare agli anni della guerra per ricordarsi , magari col bel libro di Miriam Mafai, del "Pane nero". Lo scrittore Giuseppe Bonaviri, l´autore del Sarto della stradalunga mi ricordava sempre la sua infanzia siciliana poverissima, in quel di Mineo, quando i suoi gli mettevano in mano due pezzetti di pane. Pippino, questo è il pane, gli dicevano, e quest´altro pezzetto è il formaggio. È da lì che aveva imparato a sognare ad occhi aperti."

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