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Quale ipotesi seguire in politica? Tra emergenzialità e normalizzazione.

diversità 15/11/2013

Questo post ha l’obiettivo di stimolare un approccio “Differente” all’osservazione della “diversità” nel suo insieme, come concetto politico-sociale, ma anche come aspetto di singolo vissuto. Tale tentativo di contribuire allo sviluppo di più corrette definizioni parte dal confronto con gli amici Indivanados, aspirando ad essere un ragionamento nelle maglie della politologia, ma con un senso meno tecnico e più di “ispirazione” (leggilo: di prospettiva). Infatti ho parlato di “normalizzazione delle diversità” all’interno del Congresso degli Indivanados del 19 ottobre scorso, intervento a braccio, che merita un approfondimento, alla luce della mia nomina a Ministro delle Politiche Sociali del Governo della repubblica del Divano, contraltare al governo della Repubblica delle Banane, ovvero l’attuale governo Letta. Ma di quest’ultimo aspetto verrà un post dedicato. Tale contributo serva da chiarimento a chi era alla Casa internazionale delle Donne il 19 ottobre e, per tutti, come premessa valida per ciò che seguirà. Ovviamente, sia su twitter con @paponetweet che qui, graditi interventi e confronto. Buona lettura.

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L’autonomia? Non sintomo di dignità, ma segnale di truffa…

diversità 22/4/2013

Rieccoci alle solite. Ma specifico sin da subito una cosa, prima ancora di passare all’analisi. I falsi ciechi di palermo lo sono. Si. Non ho dubbi. Ma non per le affermazioni degli inquirenti. Quando date queste notizie ricordate che esiste una cosa che voi non avete, signori della Guardia di Finanza, signori giudici, signori funzionari INPS. Molto spesso dietro i vostri accertamenti manca la valutazione del parametro affermato in leggi internazionali, ratificate dal nostro Parlamento, ovvero la Dignità. e leggetevi la dichiarazione dell’ONU sui diritti delle persone disabili. Grazie. Ma veniamo al dunque. Le argomentazioni esposte di seguito saranno di tre ordini: 1 l’affermazione che quelli di Bagheria sono falsi ciechi. 2 il perché lo sono ma per ben altre motivazioni espresse dagli inquirenti di Palermo ; 3 la totale inadeguatezza di quella classe dirigenziale a svolgere indagini e la richiesta di commissioni ad hoc per risolvere la questione, ma composta dai migliori e più colti agenti dello Stato. Vi anticipo che in parte mi ripeterò, perché le questioni non sono dissimili dalle vicende accadute tra dicembre e gennaio, quelle che mi portarono a chiedere alla TGR Puglia di fare un’informazione che andasse in direzione contraria alle spericolate veline degli uffici stampa della GDF. E partiamo da qui. Buona lettura.

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Normalità che tentano di esistere: dubbi, debolezze e catarsi di una persona qualunque

Culture ed arti 31/1/2011

Come accennavo nell'ultimo post di cose ne succedono, e con gran piacere riconosco che tra le varie riusciamo a tenere elevato il nostro apprezzamento per le forme culturali che più ci appassionano. Se ciò accade poi dietro casa, tanto di guadagnato. Nel pezzo che segue, oltre ad alcune informazioni di tipo culturale che coinvolgono la Comunità di Alliste e Felline, anche delle riflessioni seguite alla visione de “Il grigio”, rappresentato dalla compagnia Teatro Mascaranu di Salvatore Della Villa all’interno della rassegna teatrale “I colori del teatro”. Buona lettura.

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"T4": quando la cura diventa la soppressione fisica. Storie ignote dell'origine eugenetica del pensiero nazista.

Culture ed arti 18/12/2010

L’Oblìo della memoria è un virus che si inocula lentamente, che attraversa il corpo sociale con estrema calma, lavorando sottotraccia in un apparente e lungo periodo di latenza, per poi esplodere violentemente quando quel corpo assuefatto è ormai pronto a scaricare tutti gli effetti somatici di quello stesso virus. Forse lo stile e il paragone non sono del tutto nuovi, però è quello che mi resta dentro maggiormente dalla visione di “T4”, l’ultimo lavoro teatrale di Marco Paolini, con testo scritto da Mario Paolini, in giro per l’Italia in questi giorni.

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Mi vergogno per loro: tifosi del Lecce all'apice dell'idiozia...

diversità 3/12/2010

Praticamente ti metti a leggere lo schifo che succede un po’ ovunque, con l’auspicio di trovare qualche notizia che ti dia la speranza. Poi alla vigilia di un trasloco definitivo, il primo della mia vita, verso il Salento immagini delle prospettive confortanti, specie perché un po’ in giro, tra la rete e i contatti personali, vedi che ci sono realtà che ti danno quei giusti stimoli. Arrivi casualmente alle pagine dello sport della Repubblica, da me quasi mai aperte, e che ti trovo? “Lecce, razzismo in allenamento "Togli la maglia, nero e barese".”. E vorrei aggiungere, con una sintesi dell’Articolo di Giuliano Foschini, alcune considerazioni, proprio da persona interessata, che segue il calcio ed è profondamente tifoso di questa squadra.

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La Costituzione non si applica ai disabili?

diversità 3/12/2010

Sulla Repubblica di oggi, un resoconto di Laura Mari e Giovanna Vitale, dal titolo “"La Costituzione non si applica ai disabili" bufera sulle dispense del Comune di Roma.” Ha aperto uno squarcio finalmente verso la considerazione delle disabilità, scoprendo gli altarini culturali di certa politica e di certi ambienti di formazione.

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Una divinità in cucina, panacea di ogni sofferenza da dieta...

cucina e casa 21/11/2010

Segnalo delle riflessioni e un articolo sul Rosmarino... Re tra gli arbusti aromatici...

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pensieri....

diversità 25/10/2010

Ascoltando il sound tranquillizzante e caldo di Pierangelo Bertoli, in quest'incerta mattinata urbinate, con la mente un po' qui e un po' altrove, ti vengono pensieri strani. Non che sia diventato pazzo, come il rap di Zulù e Mag di qualche anno fa, ma a fissarsi in effetti poi entri in un vortice particolare. Nemmeno si può dire che abbia avuto chissà quale intuizione, visto che il processo del pensiero si è attivato già da qualche giorno. Insomma, cosa voglio dire con questo papocchio di parole astruse? Si vivono tempi particolarmente duri, dove l'autocoscienza di classe e di condizione stanno facendo passi da gigante, e forse si inizia a buttare una seria base programmatica per battaglie civili rinvigorite. Nemmeno qui avrei da dire chissà cosa di nuovo, anche perchè non sarei il primo attivista dei diritti delle diversità, ma sicuramente noto come nuovi siano alcuni aspetti. Vado a memoria: a Venezia deve intervenire Pistorius per poter metere qualche pedana d'accesso ai ponti, a Ferrara una matricola in carrozzina denuncia le condizioni didfficili di una disabile motoria, pur trovandosi nella civile Emilia, pechè masterebbe semplicemente pensare il mondo più a portta di Uomo, bene si badi, non di disabile bensì di uomo e donna comune. Da anni dico che un mondo accessibile ai disabili sensoriali e motori è un mondo accessibili a tuti (donne in cinta, anziani, bambini, infortunati del lavoro, ecc.). Disabili privati del diritto allo studio in Sicilia per la mancanza di soldi per un fottutissimo servizio di scuolabus, un coglione udinese che propone, dietro le bandiere del suo partito, di ricreare le classi differenziali per disabili, e poi tante altre cosucce sulle quali l'unica tentazione, come mi ha ripetuto Sonia stamane, è fuggire. Invece dico a Lei e a me: restiamo per lottare!!! Lancio da questo blog, dandomi alcune settimane di tempo, la creazione di un comitato civico nazionale che via web lavori per portare una battaglia avanti, una sola e semplicissima, il riadeguamento culturale della diversità. Pensare a un'Italia più giusta ed equa, senza scapigliarsi più di tanto, ma semplicemente dando 180 giorni dal momento dell'elaborazione di un documento organico a chi governa ai vari livelli di apoplicare le leggi esistenti per disabilità e disagio sociale, altrimenti richiesta a catena di dimissioni per manifesta incapacità ad amministrare e governare. Il mio profilo FB, questo blog e la mail napolialessandro@tiscali.it sono a disposizione per chi volgia, chiunque, apportare contributi e iniziare a lavorare attorno a quest'idea.

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permalink | inviato da sandronapoli79 il 25/10/2010 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Quando devi vergognarti perchè sei disabile...

diversità 6/1/2010

Il 30 dicembre scorso viene fuori una storia successa su un eruostar in servizio tra Bari e Roma di domenica 27, una storia triste portata alla cronaca su Repubblica da un giovane editore di origini ebraiche, poi si è appreso essere il nipote dell’unico italiano presente nella lista del celebre Shlinder. Il fatto è questo: un disabile di origini rumene, senza braccia, sale faticosamente (da solo) sul treno e prende posto. Quando arriva il controllo dei biglietti lui tira fuori i soldi e cerca a gran fatica di comunicare che non aveva fatto in tempo a procurarselo in stazione. I motivi sono sfera privata. I soldi bastano per il biglietto, ma gli viene contestata la sovrattassa di 50 euro. Andiamo per ordine. Il titolo di prima è: “Quel ragazzo senza braccia sul treno dell´indifferenza”. Questo perché nessuno in primis lo ha aiutato a salire, e nessuno, tranne l’autore della pubblica denuncia, si è prodigato almeno per una sua difesa dal punto di vista morale ed etico. Lui si è permesso, ed è stato mionacciato, perché di minacce si tratta quando sei invitato a farti i fatti propri su una vicenda messa in piazza dall’insensibilità. La polemica poi è andata avanti anche il giorno dopo e si leggeva: “Le Fs chiedono scusa al disabile "Ma i controllori lo hanno aiutato"”. E sapete come? Facendolo scendere, poi magari risalire per farlo viaggiare in vagone ristorante, ma esternando la loro furia cieca da ottimi professionisti del rispetto delle regole, contestandogli che poteva usare la macchinetta automatica per il biglietto. Si, certo, senza braccia, con difficoltà di espressione e magari preso dalla premura di prendere il treno. Questa è la nota vera di inciviltà da parte degli operatori, la mancanza di sensibilità nel capire la straordinarietà del caso, l’emergenziale necessità di umanità nel fatto. E poi le polemicone dei buoni a scopppio ritardato: “"Lo abbiamo aiutato". "Non è vero" testimoni contro sulla lite in Eurostar.”. Ma di cosa vi rammaricate, l’immagine della nostra società, pèervasa da idiozia e indifferenza è ormai coperta da una macchia indelebile, e poi non pensate minimamente, quando agite e parlate, alle conseguenze sugli equilibri fragili di molti disabili. Nessuno che si sia immedesimato nella condizione di vessazione e frustrazione che ha vissuto questa persona. Il mio sentimento è di schifo, talmente tanto che ci ho messo quasi 10 giorni ad elaborare un pensiero. Non so nemmeno ora cosa dire, se non che forse ogni battaglia che ancora conduco per una giusta inclusione sociale di noi disabili sbatte contro il muro di gomma dell’immaturità del corpo sociale italiano e del disprezzo sottile insito in molte persone, che magari preferirebbero non vedere per non capire. Ma il difetto culturale va ben oltre, se il 31 succedeva che: “Un deposito di materiale esplosivo nella casa donata al bimbo disabile”. Di cosa si tratta? Un bambino affetto da una particolare patologia del sonno riceve attrezzature ed alloggi in dono per sé e la famiglia in provincia di Napoli e il padre ci tiene nascosto, nella stanza accanto a quella del bimbo, un mini arsenale di capodanno. Cosa hanno in comune queste due storie? L’allarme sulla non coscenza e l’assenza di profilo etico e morale nella considerazione dei disabili, compagni di vagone o figli che siano. Mi vergogno e soffro, perché italiano disabile.

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Un nuovo libro di Stella sulle diversità, molto interessante...

Culture ed arti 25/11/2009

Di seguito una presentazione del nuovo libro di Gian Antonio Stella, che esce oggi, e che racconta la storia dell´ostilità per i diversi, attraverso un articolo di Adriano Sofri presente su Repubblica e dal titolo "Immigrati, zingari e gay L´eterna paura dell´altro". Nel libro vengono illustrati vecchi e nuovi razzismi mostrando come spesso si trasformi la legalità in persecuzione ragionando su gruppi umani e non su individui. Presto lo acquisterò e ve ne darò conto. "Gian Antonio Stella nacque ad Asolo, ma fu poi vicentino, come Antonio Pigafetta. Nel 1519, prima di dare il proprio nome all´illustre liceo ("il Piga") in cui Stella ha studiato, Pigafetta si imbarcò sull´ammiraglia di Magellano e scrisse una meravigliosa relazione del primo viaggio intorno al mondo. "Deliberay far experientia di me". Per conoscersi bisogna andare altrove, e specchiarsi negli altri - a meno che gli altri vengano loro da noi, come sta succedendo. Degli altri ci colpisce prima di tutto la stranezza. Per esempio, l´abitudine a "non amazare galine ne capre se prima non parlano al sole". Oppure, che mangino carne umana de li sui nemici, non perché la trovino buona, "ma per una certa usansa". Muoiono e ammazzano più o meno come noi: ammazzeranno anche il Capitano generale. Quanto a morire, "quando ferivamo alcuni con li verrettoni (le frecce di balestra), che li passavano li fianchi da l´una banda all´altra, tiravano il verrettone mo´ di qua, mo´ di là, guardandolo: poi il tiravano fuora meravigliandosi molto, e così morivano". Nell´indice dei nomi del nuovo libro di Stella, Negri froci giudei & Co. L´eterna guerra contro l´altro, che esce oggi (Rizzoli, euro 19,50) Pigafetta non figura, eppure lo nominerei patrono della traversata attraverso la storia del razzismo, cioè la storia. Da un molo spagnolo al momento buono, Stella si sarebbe probabilmente imbarcato per fare experientia di sé. Uscito dal Piga negli anni '70, correva un rischio molto maggiore: diventare professore universitario. Così avrebbe studiato per tutta la vita un paragrafo invece delle centomila storie che, facendo il giornalista, ha visto raccontato ritagliato e ricompilato nei suoi libri. In questo mette insieme un repertorio travolgente di esempi della eterna ma sempre variata paura - e diffidenza, ostilità, odio - degli umani per altri umani. A cominciare dalla definizione di sé come umani ottenuta grazie alla definizione degli altri come non umani - animali, bestie. E poiché agli animali e alle bestie si riteneva e ancora si ritiene (benché qualche resipiscenza si sia affacciata) che fosse non solo lecito ma naturale tirare il collo e dare la caccia, gli umani hanno praticato e ancora praticano come la cosa più naturale e perfino piacevole la caccia all´uomo. Vedeste come si assomigliano le pose fotografiche dei safari africani e dei massacri coloniali. "Durante l´odierna battuta di caccia sono stati ammazzati numero due cinghiali, numero tre fagiani e numero uno zingaro con relativo bambino" (così il diario di un signorotto danese citato da Stella). Il libro di Stella contiene altrettanti capitoli di questa specie di contromanuale venatorio, vivace e fantastico come un bestiario medievale e pieno di mostri: immigrati, barbari, ebrei, zingari, omosessuali, negri, poveri. E l´educazione dei sensi: l´olfatto addestrato a sentire la puzza dell´altro, l´occhio capace di smascherarne la fisionomia etnica, la mente paranoica attenta a non abboccare alla storia di Auschwitz o delle Torri gemelle. E il senso del colore, del muso giallo o nero, e il rosso del sangue che scorre improvviso e inspiegabile, l´Arbia colorata in rosso di Montaperti, il Tirreno arrossato della Meloria, la Cambogia e il Ruanda e l´intero planisfero chiazzato di rosso sangue. Gli italiani, in particolare, non sono razzisti, se non quando lo sono. In Etiopia o in Libia, in Slovenia o nelle nostre strade, adesso che gli altri sono arrivati camminando sull´acqua. Ci sono due tipi di razzisti: quelli che si vantano di essere razzisti, e quelli che proclamano di non esserlo. Stella censisce accuratamente le infamie degli uni e le impudenze degli altri. Non c´è, se non sbaglio, nelle 330 pagine, una definizione di razzismo. Ne abbiamo viste e fatte abbastanza da non aver più bisogno (nelle leggi sì) di definizioni da tenere nel taschino come un geometra il suo metro pieghevole. Il confine fra xenofobia e razzismo non sta affatto nella nettezza delle definizioni: sta nei fatti. E´ come il confine fra giudeofobia e antisemitismo: al di qua di una data, funziona, al di là, c´è solo la confusione, come quando si apre una voragine e inghiotte ambedue i lati. Come la voragine della Shoah. Ho sottomano l´edizione del 1921 (badate alla data) di un libro sugli ebrei e la Russia: vi si paventa ripetutamente "lo sterminio degli ebrei", "lo sterminio del popolo ebraico". Provo a immaginare di leggerlo nel 1921 (e nel 22, 23 e così via) e poi di leggerlo nel 1942, e 43 e 44 e 45 e nel 2009. Del senno di poi sono piene le fosse: ecco un caso in cui il proverbio vale alla lettera. Son piene le fosse comuni. Si è indulgenti col proprio tempo, cioè con se stessi: ma bisogna pur ascoltare le parole che pronunciamo dal possibile al di là, della data a venire che tramutasse a ritroso gli slogan dello stadio contro lo sporco negro o la trovata ministeriale sui polpastrelli degli zingari nell´antefatto della voragine. Il razzismo ebbe bisogno di attingere alla biologia e pretese di descrivere scientificamente le diversità, e le gerarchie di intelligenza sanità e bellezza, fra i gruppi umani: pretesa stolta e infame, che impedisce dopo di allora di impiegare più la parola razza. Adesso la biologia viene lasciata più in pace, benché torni a essere deformata nella voga di espressioni come "E´ nel nostro Dna": niente è nel nostro Dna che riguardi il modo di vivere con gli altri. Dipende da noi. E anche senza biologia, non siamo razzisti quando decretiamo che l´immigrazione cosiddetta clandestina sia un reato? L´attribuzione di una responsabilità penale a una condizione collettiva e di nascita è razzista. Il nome di xenofobia ha un´accezione comune troppo tepida. E´ razzista, e trasforma la legalità in persecuzione, ogni considerazione di gruppi umani che li inchiodi a un destino ereditario e collettivo, sottraendoli a una responsabilità irriducibilmente personale. Stella sa che "ci sono tanti neorazzismi": e scrive un capitolo terribile sull´avvento di neonazisti nel Parlamento europeo, in combutta o in guerra fra loro, com´è inevitabile per chi esalti la superiorità della propria tribù su quella del vicino. Si constata di volta in volta, nell´Europa che si crede esentata dalle guerre - ma i fiumi della Bosnia non hanno ancora perso il colore rosso - il fallimento dell´integrazione o, all´opposto, della multietnicità. Tante parti oppresse del genere umano - le donne, anzitutto, che sono ben più che una parte - si sono ribellate attraverso la rivendicazione della propria differenza. Ma si fa poi una gran fatica a scoprire che l´altra faccia della differenza è la somiglianza, e che la somiglianza è appunto altra cosa dall´uniformità, ed è il criterio più ragionevole e caldo per la convivenza su un pianeta così stretto."

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