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Il coraggio della civiltà

diversità 20/6/2018

In queste ore numerose vicende stanno mettendo in dubbio la stessa "civiltà occidentale", soprattutto per palesi violazioni dei diritti civili e delle convenzioni internazionali di tutela degli stessi diritti, oltre che della dignità umana. A corollario di tutto ciò sono emersi anche i numeri sui rifugiati nel mondo che ci presentano una situazione a dir poco allarmante, segno manifesto di un processo pericoloso che molto somiglia all'antropocene, ovvero a quel processo di autodistruzione del genere umano.
Senza prenderla troppo negativamente e volendo auspicare al progresso della nostra civiltà, di contro, quelle tanto bistrattate agenzie (tutte riconducibili all'ONU), di questi tempi dimostrano un certo coraggio. Oggi affronterò velocemente quello dimostrato dall'Organizzazione Mondiale della Salute (in italiano OMS), che con due decisioni veramente coraggiose sta ponendo le basi per un progresso della civiltà in ambito di diritto internazionale, considerato il medesimo progresso che si registra per singole realtà statuali e in ambito sociale, a vederla più nel dettaglio.
Il primo atto coraggioso, finalmente affermazione di diritto che, ad esempio, nella nostra Costituzione è censita già dal 1948 nell'art. 3, è la cancellazione della disforia di genere, eliminando di fatto l'orientamento transessuale dai disturbi mentali, riconducendolo l'incongruenza sessuale nell'ambito delle condizioni di salute sessuale. In concreto vuol dire che l'OMS ha finalmente ammesso il principio che non vi è alterazione nelle facoltà mentali, sociali, comportamentali in relazione al proprio orientamento sessuale o scelta transessuale, che sono di fatto condizioni caratteristiche di ognuno, che come condizioni della sfera della salute possono e devono essere coadiuvate dalla sanità pubblica. Meno pregiudizi quindi, più affermazioni di diritto, Ministro Fontana permettendo.
Il secondo atto è la richiesta, motivata dall'intenzione a livello di Nazioni Unite di non discriminare tra i paesi il trattamento sanitario, di depenalizzare l'uso della cannabis, e delle droghe in generale, a livello planetario; tale richiesta nasce dalla considerazione concreta che il proibizionismo è stato un errore dal punto di vista terapeutico e sanitario. Tutto ciò è supportato da numerose iniziative legislative a livello mondiale e al proliferarsi di studi scientifici che hanno dimostrato una utilità dell'uso di droghe in ambito farmacologico. Inoltre, il Portogallo ha dimostrato che depenalizzando completamente il possesso per fini di utilizzo, è un modo per risolvere d'impatto tre problematiche: il calo delle tossicodipendenze, il miglioramento di vita delle persone tossicodipendenti e il calo della criminalità. Forse, soprattutto quest'ultimo, è un punto che non sta molto a cuore a certa cultura politica nostrana.
Dunque sig. Salvini, le ricordo francamente di darsi da fare ad interpretare questi cambiamenti a livello internazionale per migliorare il nostro tessuto sociale e, con i suoi colleghi, di migliorare gli standard sanitari per i cittadini italiani. Anzichè fregnarsi tutto il giorno con le solite manfrine adatte solo ai poveri di spirito come lei.
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